la cantina degli altamont

la cantina degli altamont, pulita, tutta ordinata, nitida: da terra al soffitto, scaffali e caselle muniti di etichette grandi e chiaramente leggibili. un posto per ogni cosa e ogni cosa al suo posto; si è pensato a tutto: scorte, provviste, di che resistere ad un assedio, di che sopravvivere in caso di crisi, di che lasciar fare in caso di guerra.

la parete sinistra è riservata ai prodotti alimentari. innanzitutto, i prodotti base: farina, semolino, maizena, fecola di patate, tapioca, fiocchi d’avena, zucchero in zolle, in polvere, in scaglie, sale, olive, capperi, condimenti, grandi barattoli di senape e di cetriolini, latte d’olio, pacchetti d’erbe seccate, pacchetti di pepe in grani, chiodi di garofano, funghi liofilizzati, scatolette di scorze di tartufo; aceto di vino e d’alcool; mandorle sgusciate, gherigli di noce, nocciole e noccioline americane confezionate sotto vuoto, salatini vari, caramelle, cioccolata per dolci o da mangiare, miele, marmellate, latte in scatola, latte in polvere, uova in polvere, lievito, dolciumi francorusse, tè, caffè, cacao, tisane, brodo kub, concentrati di pomodoro, harrisah, noce moscata, peperoncini rossi, vaniglia, spezie e aromi vari, pangrattato, gallette, uva passa, frutta candita, erba angelica; poi vengono le conserve: conserve di pesce, tonno in briciole, sardine sottolio, acciughe a fagotto, sgombri al vino bianco, pilchard al pomodoro, baccalà all’andalusa, spratti affumicati, uova di lompo, fegato di merluzzo affumicato; conserve di verdure: piselli, punte di asparagio, funghi di parigi, fagiolini extra, spinaci, cuori di carciofo, fagioli mangiatutto, scorzobianche, macedonie; e anche pacchi di legumi secchi, piselli da purè, fagioli nani, lenticchie, fave, fagioli; sacchi di riso, di pasta, maccheroncini, vermicelli, conchiglie, spaghetti, patatine chip, fiocchi di pasta di patate per il purè, minestre in busta; conserve di frutta: mezze albicocche, pere sciroppate, ciliegie, pesche, prugne, pacchetti di fichi, cassette di datteri, banane e prugne secche; conserve di carne e piatti già cucinati: corned-beef, prosciutti, vasetti di maiale tritato e cotto nello strutto, foie gras, pâté di fegato, galantina, testina di vitello, crauti, stufato di agnello con fagioli bianchi, salsiccia con lenticchie, ravioli, stufato di montone con cipolline e patate, ratatouille nizzarda, cuscus, pollo alla basca, paella, fricassea di vitello alla vecchia.

la parete di fondo e quasi tutta la parete di destra sono occupate da bottiglie distese nelle apposite gabbie di fildiferro plastificato secondo un ordine apparentemente canonico: prima di tutto i vini cosiddetti da pasto, poi i beaujolais, côte-du-rhône e vini bianchi d’annata della loira, poi i vini a breve conservazione, cahors, bourgueil, chinon, bergerac, e poi la vera cantina, finalmente, la grande cantina, amministrata da un registro in cui viene segnata ogni bottiglia con la sua provenienza, il nome del produttore, il nome del fornitore, il millesimo, la data d’ingresso, il periodo di conservazione ottimale, l’eventuale data di uscita: vini alsaziani: riesling, traminer, pinot nero, tokay; bordeaux rosso: médoc: château-de-l’abbaye-skinner, château-lynch-bages, château-palmer, château-brane-cantenac, château-gruau-larose; graves: château-la-garde-martillac, château-larrivet-haute-brion; saint-emilion: château-la-tour-beau-site, château-canon, château-la-gaffellière, château-trottevieille; pomerol: château-taillefer; bordeaux bianco: sauternes: château-sigalas-rabaud, château-caillou, château-nairac; graves; château-chevalier, château-malartic-lagravière; borgogna rosso: côte de nuit: chambolles-musigny, charmes-chambertin, bonnes-mares, romanée-saint-vivant, la tâche, richebourg: côte de beaune: pernard-vergelesse, aloxe-corton, santenay gravières, beaune grèves “vignes-de-l’enfant-jésus”, volnay caillerets; borgogna bianco: beaune clos-des-mouches, corton charlemagne; côte du rhône: côte-rôtie, crozes-hermitage, cornas, tavel, châteauneuf-du-pape; côtes-de-provence: bandol, cassis; vini del mâconnais e del dijonnais, vini naturali dello champagne – vertus bouzy, crémant -, vini rari del languedoc, del béarn, del saumurois e della turenna, vini stranieri: fechy, pully, sidi-brahim, château-mattilloux, vino del dorset, vini del reno e della mosella, asti, koudiat, haut-mornag, sangue-di-toro, eccetera; e buone ultime, delle casse di champagne, aperitivi e alcolici vari – whisky, gin, kirsch, calvados, cognac, grand-marnier, bénédictine, e, ancora sugli scaffali, dei cartoni con varie bibite analcoliche, gassate o no, delle acque minerali, birra, succhi di frutta.

all’estrema destra, infine, fra il muro e la porta – fitto graticcio di legno bardato di ferro chiuso da due grossi lucchetti – c’è la zona prodotti per la casa, toilette e varia: mucchi di strofinacci da pavimento, contenitori pieni di detersivi, detergenti, scrostatori, sturatori, dosi di varechina, spugne, prodotti per parquet, vetri, rami, argenteria, cristallo, piastrelle e linoleum, scope senza manico, sacchi per aspirapolvere, candele, scorte di fiammiferi, stock di pile elettriche, filtri per il caffè, aspirina vitaminica, lampadine a tortiglione per lampadari, lamette di rasoio, acqua di colonia da poco prezzo e a litro, saponette, shampooing, pacchi di ovatta, bastoncini per pulirsi le orecchie, lime a smeriglio, refill d’inchiostro, cera per pavimenti, vasi di colore, medicazioni singole, insetticida, accendifuoco, sacchetti per le immondizie, pietrine per accendini, asciuga, spolvera e puliscitutto.

cap. xxxiii dell’astonizzantissima “la vita istruzioni per l’uso” di georges perec, che ve lo dico affà.

fido… bau?

purtroppo no.

fido bau era un cartone di cinquant’anni fa che pubblicizzava il borotalco® – cioè il talco della manetti&roberts

il fido che ho in mente io è il cosiddetto cellulare dei poveri, la rete che telecom realizzò nella seconda metà anni novanta, un progetto demenziale costato oltre 1.500 miliardi dell’epoca e ben presto abortito; del quale restano spoglie sparse qua e là per il paese.

IMG_0870

 

sangiovese bolognese

la doc sangiovese a bologna non esiste;  esiste la doc sangiovese di romagna che copre quasi sette comuni della provincia; sette comuni di cui la maggior parte romagnoli, cioè di là dal sìllaro.

in quel di panìco, comune di marzabotto, verso i contrafforti dell’appennino, c’è una enclave benedetta dal sole di cui già ti ho parlato: quivi l’azienda folesano ha recuperato vecchie vigne di sangiovese ormai centenarie e questo è il risultato, poco più di seimila bottiglie di dolci profumi e tannini gentili.

non è doc, e chissene.